Quando ti propongono "siti web a 79 euro" domandati se i tuoi soldi saranno spesi bene.
Così recita l'headline di NO79, propaganda a sfavore dei siti svenduti a basso prezzo. Come dichiarato dallo staff (professionisti della comunicazione multimediale ed esperti di tecnologie dei nuovi media) nel manifesto, l'idea nasce dal riscontro della presenza nel Web di siti pessimi da un punto di vista sia estetico sia contenutistico e
per contrastare il comportamento antiprofessionale di alcune Web agency che offrono la realizzazione di siti Internet a prezzi ridicoli.
Che siate o no d'accordo con il progetto, vi consiglio di visitare la gallery.
Nell'intento di fare un po' di ordine nel mio archivio di documenti sull'e-learning ho avuto modo di dedicarmi alla rilettura del testo di Alessandro Lucchini E-learning e scrittura professionale (I quaderni del MdS, 2004).
All'analisi, condotta seguendo il modello del giornalismo anglosassone, delle 5 W dell'e-learning (who/chi, what/che cosa, when/quando, where/dove, why/perché seguono alcuni spunti di riflessione sulla scrittura dei contenuti per l'e-learning.
Il web writing è da tempo oggetto di analisi e studi approfonditi. Si comincia oggi a parlare anche di "e-learning writing", ossia la specifica forma di scrittura per i contenuti didattici trasmessi via web.
Non vi è alcun dubbio, come afferma l'autore, che l'e-learning writing abbia requisiti suoi propri, specifici, oltre a quelli condivisi e validi per il web writing, né vi è alcun dubbio che
per la delicatezza di questi requisiti, possiamo prevedere per i prossimi anni uno sviluppo del mestiere dell'e-learning writer. Non una semplice estensione del web writer, o del technical writer, ma un professionista che, oltre all'abilità nella scrittura, richiede la comprensione dei meccanismi psicologici e didattici che regolano e favoriscono l'apprendimento.
Mi chiedo però quando assisteremo a questo sviluppo e quando il mestiere dell'e-learning writer riuscirà ad appropriarsi di una sua identità non solo a livello teorico e formale ma anche pratico. Attualmente credo sia ancora, per i non addetti ai lavori e forse anche per alcuni addetti, un'estensione del web writer. E questo è forse il male minore, se si pensa alla pratica diffusa per la quale spesso la scrittura dei contenuti per l'e-learning viene affidata dalle aziende non a un web writer né a un writer, ma a chi in possesso di una laurea si suppone (solo suppone, perché non sempre è vero) sappia scrivere (in italiano, ma non per il web, tantomeno per l'e-learning).
Oltre all'abilità nella scrittura, scrive Lucchini, è necessaria all'e-learning writer la comprensione dei meccanismi psicologici e didattici coinvolti nel processo d'apprendimento. È questo l'elemento discriminante che se non tenuto in considerazione determina quel magma indistinto in cui convergono figure professionali che, sul campo, vengono assimilate e omologate, a tutto svantaggio di chi non può vedersi riconosciuta una professionalità specifica. Parliamo di e-learning, ma non si può non pensare a proposito di quanto detto al nesso evidente con la formazione tradizionale e al dibattito di ormai qualche tempo fa circa i requisti indispensabili per poter essere degli insegnanti.
In sintesi, la mia domanda è: quando il mestiere dell'e-learning writer diventerà un mestiere, in termini di riconoscibilità (univoca) e spendibilità sul mercato del lavoro?
Il download del documento di Alessandro Lucchini in formato .pdf è disponibile sul sito Il mestiere di scrivere.
Oggi ho ripreso in mano il numero di dicembre/gennaio del magazine Web Designer, che molti di voi sicuramente conoscono, e mi sono soffermata sull'articolo Diventare freelance. I consigli per mettersi in proprio e diventare manager di se stessi. In particolare, ho riletto con attenzione le parti di testo che avevo evidenziato durante la prima lettura.
Per nulla casualmente, devo confessare, ma del resto riflessioni sulla professione e soprattutto sul difficile rapporto con i clienti (con alcuni clienti...) sono inevitabili per chi fa questo mestiere. È sufficiente confrontarsi con i colleghi o semplicemente leggere interventi sui forum tematici per capire che le pur diverse vicissitudini professionali in realtà si assomigliano tutte. La matrice è comune. No, anzi, direi: le matrici sono comuni. E sono, bisogna dire, imbarazzanti, così imbarazzanti che si fa fatica oltre che a crederci anche a scriverne. Il discorso sarebbe lungo e anche poco sistematico e potrebbe tradursi facilmente in non facile ironia.
Saggiamente, l'articolo ammonisce: al primo impatto, la vita da freelance potrebbe sembrare rose e fiori... Potrebbe, per l'appunto. Fino a quando (ovvero subito) non si scopre che la cultura del web e delle professioni che lo riguardano scarseggia, mentre quella del tutto gratis o quasi è diffusissima; che "tanto il sito me lo fa il nipote dell'inquilina del secondo piano aggratis o giù di lì" e questo significa né più né meno che "non è 'sta gran cosa farlo quindi perché pagare tanto" (tanto, ovvero il giusto, se non fosse che la qualità è un optional); che "ma sono un po' care le tariffe eh, in rete si trovano template in vendita anche a 60 euro" (quindi perché richiedere il lavoro di un web designer se quello che si cerca è un template preconfezionato?); che accanto ai template preconfezionati ci sono i CMS e quindi "tu devi fare ben poco" e molto altro ancora. E allora all'ironia dolceamara fa da contraltare una domanda: è possibile, in Italia, dato la stato attuale di cose, educare il cliente e sgombrare il campo da fraintedimenti, luoghi comuni e alibi di comodo?
Occorrerebbe tornare sull'argomento e affrontarlo più nel dettaglio (e molto seriamente). Voi che ne pensate?
Nasce eLearning Papers, pubblicazione digitale e piattaforma esclusiva che offre articoli, interviste e buone pratiche relativi all'e-learning. Lanciata dalla Commissione Europea a quattro anni di distanza dall'apertura del portale elearningeuropa.info, l'iniziativa intende aggiungere una nuova dimensione allo scambio di informazioni relative all'e-learning in Europa e dare nuovo impulso alla ricerca. Le tematiche riguardano i quattro settori comunitari del portale elearningeuropa.info: scuole, università, formazione e occupazione, educazione e società.
L'uscita della pubblicazione è bimestrale. Gli articoli, rilasciati sotto licenza Creative Commons, sono pubblicati in lingua originale e corredati da un abstract in 19 lingue europee. A ricercatori, professionisti e operatori dell'e-learning e a chiunque sia interessato è data l'opportunità di proporre lavori e testi, inviandoli al comitato di redazione.
Tra gli articoli pubblicati nel primo numero vi segnalo quello di Jean Johnson e Jonny Dyer, Contenuti definiti dall'utente in un ambiente di formazione costruttivista, dedicato al ruolo che i contenuti creati dagli utenti svolgono nella definizione di nuovi metodi pedagogici per l'apprendimento.

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