Considerazioni appena postume e sentenze ai post(eri)
Premessa
La pioggia di critiche con cui è stato accolto il lancio del portale del turismo italiano www.italia.it non lascia spazio a dubbi né ad altre, ulteriori ed eventuali esternazioni di disappunto e indignazione. Ci fosse anche, poi, qualche residuo di web ancora libero su cui gettare inchiostro virtuale, non mi assumerei l'onore e ancor meno l'onere di farlo. Tutto abbastanza vero e condivisibile, infatti, quel che è stato scritto. Il giudizio, della blogosfera tutta e in generale della rete, sembra essere tanto inappellabile quanto unanime, e trova la sua sintesi perfetta in ScandaloItaliano, blog interamente dedicato a www.italia.it / Fenomenologia e scandalo di un webmostro italiano, nato per
motivare meticolosamente, analiticamente, punto per punto perchè www.italia.it - il sito da 45 (quarantacinque) milioni (milioni) di euro (di soldi pubblici) - è un portale mal progettato, mal realizzato, mal scritto, e che grida vendetta nel suo essere scandaloso spreco di denaro pubblico, nonché un’offesa alla competenza e alla professionalità dei lavoratori del web italiano.
Come spesso accade, critiche e proteste si sono tradotte in iniziative concrete, serie e semiserie: dalla petizione online
Not IT my name promossa da
Aiap (Associazione Italiana Progettazione Comunicazione Visiva),
SocialDesignZine, Progetto Grafico e Ministero della Grafica per chiedere alla Presidenza del Consiglio di ripensare l'intera iniziativa, a
RItaliaCamp,
evento (BarCamp) per elaborare una Idea Progetto atta a verificare come, utilizzando risorse open già presenti sulla rete e le attuali tecnologie disponibili, si possa realizzare in meglio un portale quale italia.it senza cadere in errori di codice, usabilità e limitatezza dei contenuti, alla realizzazione e diffusione di
bottoni,
icone e badge,
immagini anti-
Logo Italia.
Dicevo, tutto abbastanza vero quel che è stato scritto. Da tutti, o quasi.
Ecco il (mio, personalissimo) punto, al quale arrivo non senza ribadire la premessa, ovvero la condivisione di parte delle critiche formulate, per evitare possibili fraintendimenti.
Sull'omologazione (bloggerazzi a parte)
Il caso Italia.it è esemplare, insieme a molti altri, di una
massificazione e omologazione del web - blogosfera inclusa, anzi blogosfera in primis -, che non può passare inosservata e che, credo, è sotto gli occhi di tutti, anche di chi, attraverso articoli, post e interventi scritti, del web e del suo modo di connotarsi è artefice. Nessuno stupore rispetto ad un'
omologazione di tipo formale che si rende necessaria al fine di creare ambienti riconoscibili e funzioni condivise e di rendere efficaci e fruibili in modo ottimale i contenuti. Nel caso dei blog, non mancano indicazioni su come strutturare il "contenitore" e il dibattito, anche tra i blogger, sull'opportunità o meno di rivedere alcune pratiche consolidate è sempre aperto. Un esempio su tutti, quello relativo all'organizzazione "verticale e continua" dei post.
Che dire, però, di un'omologazione dei contenuti dilagante e sempre più massiccia? Anche in questo caso, forse, non c'è di che stupirsi. Se escludiamo i blog personali e diaristici, quelli aziendali e quelli utilizzati come portfolio, tutti gli altri - che siano professionali o amatoriali, verticali o generalisti -, hanno in una qualche misura bisogno di fonti, informazioni e notizie. Con evidenti differenze, però, perché un conto sono i blog "filtro", che aggregano notizie con brevi introduzioni e link alla fonte informativa, un altro sono i blog per i quali l'informazione e la fonte sono solo un supporto alla creazione di contenuti originali. Per i primi, è chiaro che aggiornamento quotidiano, attualità e freschezza delle news sono fondamentali. Per i secondi, il discorso è, dovrebbe essere, diverso. In termini di valore aggiunto, infatti, il fattore tempo dovrebbe lasciare il passo alla produzione e diffusione di conoscenza.
Impossibile, ovviamente, pensare a un affrancamento totale dal vincolo del tempo, che significherebbe per i blogger essere impermeabili a tutti i discorsi sull'importanza della frequenza di posting, sul ciclo di vita delle notizie online, sulla curva di visibilità di un post, ecc. e, soprattutto, dare un peso diverso alla quantità di visite, lettori, commentatori, in sostanza a visibilità e "fama". Così, anche laddove è scongiurata una nevrosi da posting quotidiano coatto o da bloggerazzo (perdonate il neologismo) con l'affanno di voler essere almeno il primo, l'unico è impossibile, a scrivere della tal cosa, la selezione di tutti delle stesse informazioni e notizie, contemporanea o con uno scarto di pochi giorni nel caso dei ritardatari, diventa fisiologica. Anche in questo caso, dunque, nessuno stupore. Anzi, rassegnamoci all'idea di dover parlare tutti più o meno delle stesse cose.
Quid est veritas?
Se non
il cosa, ed è tanto banale quanto imbarazzante scriverlo,
non può che essere il come la discriminante da cui ha origine quel valore aggiunto di cui si diceva prima. Il contenuto è originale e produce conoscenza solo se originali e inedite sono le riflessioni, le osservazioni, le argomentazioni, le considerazioni e gli interrogativi che si formulano. In tutti gli altri casi, la conoscenza non è prodotta ma replicata e distribuita. E' conoscenza pre-codificata, informazione, per l'appunto. Il che non è un male, non è poco (perché comunque la replicazione genera a sua volta e in qualche modo conoscenza), ma non è neanche tutto.
E' questo il tipo di omologazione che sconcerta, quello per cui - con numerose eccezioni, e ci tengo a sottolinearlo perché la generalizzazione è funzionale al discorso ma non ne è il presupposto -, posti determinati eventi, notizie, informazioni, argomenti sui quali focalizzare l'attenzione, si sviluppano contenuti simili, ridondanti, riflessioni che rimbalzano di blog in blog e creano nella rete una rete di scritti, post, commenti che hanno il sapore del già detto.
Non siamo in grado di creare conoscenza? Mancano la creatività e l'ispirazione? Semplicemente non conviene in un'ottica "economica" di costi e benefici? Oppure, come in tutti i microcosmi che si rispettino, le spinte conformistiche legate all'idea di gruppo/branco (che, per inciso, fa la forza) fanno la loro parte? O cosa?
Da non prendere alla lettera, ma per chiosare brevemente (e provocatoriamente) dopo un post-fiume e soprattutto per capirsi:
quarantacinquemilionidi euro per un sito non sono pochi...
ma neanche
quarantacinquemilionidi blogger che scrivono tutti le stesse cose lo sono.